Libri d’artista

Il libro d’artista è una tipologia di lavoro che ha da sempre trovato in me uno spazio dedicato, fluido, al limite del sacro.

A differenza dell’approccio a qualsiasi altro formato o lavoro pittorico, nell’operare sulle pagine di Moleskine o di altri tipi di sketchbook, ho sempre salvaguardato una speciale autenticità.

Il “quaderno” è infatti una tipologia di oggetto a noi più familiare, quotidiano, al quale siamo tutti più abituati fin dai tempi della scuola. Forse è anche per queste ragioni che, nel mio lavoro di artista, sono sempre partita dalle pagine bianche rilegate per “buttare fuori” il carico di immagini (tanto consce quanto inconsce) che mi abitano da sempre.

Gli studi, i bozzetti, dimandati al racconto intrinseco del libro-oggetto, assumono così un’autonoma “consecutio”, che non possiede in sé una logica prestabilita, o comunque non guarda necessariamente alla vetta formale della concretizzazione in opera d’arte finale (o opera d’arte totale): semplicemente, non ne possiede le pretese.

Nel libro è il presente a dominare, è la traccia passeggera del perenne mutamento al quale ci costringe la nostra condizione di terrestri e che prova, grazie all’arte, a trovare un freno, a lasciare un segno.

Ogni mio periodo di lavoro su un tema (come i pianeti, gli elementi o i buchi neri) ha sempre trovato, in primis, lo spazio della sua narrazione su carta rilegata, spaziando nell’uso delle tecniche (collage, grafite, pastello, pennarello, bitume, acquerello, acrilico) e consentendo anche all’”errore” del momento (una pagina che si strappa, una macchia di colore involontaria, ecc..) di entrare di diritto nel tempo-ritmo del ciclo narrativo.

Oltre all’aspetto tematico, il libro mi permette di spaziare anche all’interno della profonda ricerca in campo cromatologico, che, come la gran parte del mio lavoro, prende il via da un’istanza profonda, spesso inconscia. Ecco quindi che nelle pagine trovano spazio tutti i miei “periodi” cromatici, testimoni di esperienze personali, vissute ed elaborate anche attraverso l’arte, che è il medium prediletto per giungere ad un oltre, che sia trascendente e trascendentale. 

Se il lavoro su tela, il “quadro” universalmente inteso come tale, apre dei portali su quello che so di me stessa e del mio mondo esteriore, il libro assume più i connotati di un “diario”, un luogo di libertà e di verità, che non vuole e non può farsi carico delle aspettative degli altri, dei loro giudizi reali o proiettati.

Alla luce di questa assoluta libertà espressiva, è proprio nel quaderno, che si libera un’ulteriore aspetto del fare arte per me irrinunciabile: il simbolo. Dal greco symballo (unire, mettere insieme due parti separate), il simbolo ha da sempre esercitato su di me una fascinazione particolare, che negli anni e con lo studio di tante materie, è anche diventato concreto strumento di lavoro.

Simboli esoterici, come gli elementi alchemici o l’ouroboros, o di stampo più naturalistico, come folliage o piume di pavone, conservano sempre la loro natura di “scrigno di più significati”, divenendo all’occorrenza amuleti o talismani.

Il diario d’artista, quindi, è e rimarrà il mio spazio sacro di verità, violabile ed inviolabile allo stesso tempo, morbido e tentacolare, pronto a diramarsi laddove l’intenzione di chi osserva voglia condurlo.